Nei gruppi le sigle si sfoggiano come titoli di studio. M390, MagnaCut, N690: chi le mastica alza la voce, chi non le mastica sta zitto per non fare la figura di quello che non ci capisce niente.
Togliamoci questo peso subito. Il nome dell'acciaio è circa un terzo della storia. Gli altri due terzi sono come è stata disegnata la lama e come è stata trattata in fabbrica — due cose che sulla scatola non ci sono scritte. Un acciaio "modesto", con la geometria giusta e un buon trattamento termico, taglia meglio di un super-acciaio maltrattato. Succede più spesso di quanto pensi.
Questa guida serve a farti scegliere con la testa, non con la sigla.
I quattro parametri che contano davvero
Le prestazioni di una lama si giocano su quattro fronti. Il punto che quasi nessuno dice ad alta voce: non esiste un acciaio che vince su tutti e quattro. Ogni acciaio è un compromesso, e il compromesso giusto dipende da cosa ci devi fare.
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C'è poi la durezza, misurata in HRC. Più alta significa in genere più tenuta del filo, ma anche più fragilità: sopra una certa soglia il filo non si piega, si scheggia. Per questo un buon coltello da bosco non è quello più duro, ma quello temprato al punto giusto per il lavoro che deve fare.
La regola che semplifica tutto: tenuta del filo e tenacità tirano in direzioni opposte. Se un acciaio ti promette entrambe ai massimi livelli, o costa molto (metallurgia delle polveri), o qualcuno sta esagerando.
Le quattro famiglie

Acciai al carbonio
La vecchia scuola: pochi elementi, tanta sostanza. Si affilano con qualsiasi cosa, reggono bene l'uso duro, ma arrugginiscono se li dimentichi bagnati. Vanno asciugati, oliati — oppure lasciati patinare, e la patina diventa protezione (e carattere).
Inox tradizionali
Cromo sopra il 13%: resistono a umidità e sudore, chiedono poca manutenzione, si affilano senza drammi. È la famiglia del coltello che usi tutti i giorni e non vuoi dover accudire.
Acciai da utensili (semi-inox)
Nati per stampi e presse, non per i coltelli: molto carbonio, cromo intorno al 12% — abbastanza per tenere il filo a lungo, non abbastanza per chiamarli inox. Sono acciai a tempra convenzionale: nessuna polvere, nessuna magia, solo una lega dura che chiede di essere asciugata.
Acciai in polvere (PM)
Prodotti per metallurgia delle polveri: struttura più fine e uniforme, che permette combinazioni altrimenti impossibili — tenuta altissima e buona tenacità. Costano di più, e quasi tutti chiedono abrasivi seri (diamante, ceramica) per essere riaffilati.
La tabella, in una schermata
Valutazioni di tendenza, non voti assoluti: la durezza finale e la geometria possono spostarle parecchio.
| Acciaio | Tenuta filo | Tenacità | Corrosione | Affilatura |
|---|---|---|---|---|
| 1095 | media | buona | scarsa | ottima |
| 12C27 | buona | buona | buona | buona |
| 14C28N | buona | buona + | buona + | buona |
| D2 | buona + | buona | discreta | impegnativa |
| Sleipner | buona + | buona + | discreta | impegnativa |
| N690 | buona | media | molto buona | media |
| VG-10 | buona + | media | molto buona | impegnativa |
| S35VN | molto buona | buona + | molto buona | media |
| M390 | eccellente | media | eccellente | difficile |
| MagnaCut | molto buona | molto buona | molto buona | impegnativa |
Le schede, in breve
1095, carbonio, vecchia scuola
Carbonio semplice, senza leganti esotici. Non è un super-acciaio, ma trattato bene lavora a lungo e regge batoning e intaglio. Arrugginisce se lo trascuri: va asciugato e oliato, o lasciato patinare. Per chi accetta un minimo di cura in cambio di robustezza e di un filo che torna con qualsiasi pietra. |
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12C27 e 14C28N, inox, l'equilibratoGli inox scandinavi: filo fine, buona resistenza alla ruggine, affilatura facilissima. Il 14C28N è l'evoluzione — un po' più di tutto, in particolare sulla corrosione. Sono gli acciai che rendono ottimi coltelli anche a prezzi onesti. L'inox da prima scelta per bushcraft leggero, cucina da campo, EDC senza pensieri. |
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D2 e Sleipner, semi-inox, i caratterialiTengono il filo più a lungo della media, ma con circa il 12% di cromo non sono inox pieni e un po' di attenzione la chiedono. Il Sleipner è il D2 rifatto con la testa moderna: stessa idea, più tenacità, meno tendenza a scheggiarsi sul filo sottile. Riaffilarli richiede pazienza e abrasivi decenti. Nota che vale la pena fare, perché il malinteso gira parecchio: non sono acciai in polvere. Sono a tempra convenzionale — tengono bene per composizione, non per struttura. Buon rapporto tenuta/prezzo per chi usa il coltello sul serio e non teme la manutenzione. |
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N690 e VG-10, inox premiumDue classici della fascia alta europea e giapponese: ottima resistenza alla corrosione, buona tenuta, filo che si fa sottile. Un po' meno tenaci dei carboniosi: non sono acciai da leva. Coltelli da tasca curati e lame che vivono anche vicino al mare. |
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S35VN, M390, MagnaCut, le polveriIl piano di sopra. L'S35VN è l'equilibrato affidabile; l'M390 tiene il filo in modo impressionante (e ti chiede il diamante per riaffilarlo); il MagnaCut è il più recente e il più interessante, perché tiene insieme tenuta, tenacità e resistenza alla corrosione senza il solito compromesso. Per chi taglia molto tra un'affilatura e l'altra, e ha (o vuole) gli abrasivi giusti. |
Geometria e trattamento termico.
I due terzi che nessuno guarda

Due lame dello stesso identico acciaio possono tagliare in modo completamente diverso. La differenza la fanno:
- La geometria — spessore della lama, angolo e altezza del bisello, quanto è sottile dietro il filo. Una lama spessa in M390 può tagliare peggio di una lama sottile in 12C27, semplicemente perché deve spostare più materiale.
- Il trattamento termico — tempra e rinvenimento. È qui che un produttore serio si distingue: lo stesso acciaio, portato alla durezza giusta con i cicli giusti, dà un filo che dura e non si scheggia. Fatto male, spreca il potenziale della lega.
Come si legge in pratica: il nome di un buon produttore vale quanto la sigla dell'acciaio. Quando confronti due coltelli, chiediti prima chi l'ha temprato e com'è fatta la lama — poi guarda la sigla.
Quale acciaio scelgo e per cosa?
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Bosco e uso duro |
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EDC di tutti i giorni |
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Cucina
Inox a filo fine, geometria sottile. Acidi e lavaggi frequenti: la resistenza alla corrosione non è un optional. |
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Mare, barca, pioggia |
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Uso tattico e professionale
Tenacità prima di tutto, con un rivestimento che protegga. Meglio un filo che si piega di uno che si scheggia. |
La nostra selezione, acciaio per acciaio
La teoria serve fino a un certo punto. Qui sotto trovi cosa abbiamo in casa, diviso per famiglia: parti dall'uso, arriva al coltello. Le sei sezioni seguono l'ordine della guida — dal carbonio che chiede cura fino agli acciai con cui si comincia senza paura di rovinare niente.













































































